lunedì 31 marzo 2008

mercoledì 19 marzo 2008

Una giornata così...

Ossia quando una canzone condiziona umore e giornata...

domenica 16 marzo 2008

Alligatori in orbita

Considerazioni sul libro Via dal Vento di Marco d'Eramo

É il resoconto del viaggio di Marco d'Eramo negli Stati del Deep South, il profondo Sud americano, razzista, segregazionista e, nonostante questo, apparentemente proiettato verso il futuro e il progresso economico, sociale e tecnologico.
Un viaggio verso il profondo, quindi, che non ha nulla di edulcorante o edificante; un viaggio che dalla superficie dell'apparenza cerca di raggiungere la verità del fondo, o parte della verità che origina la realtà.

Nessun vezzo descrittivo. Degli Stati attreversati - South Carolina, Georgia, Tennessee, Alabama, Texas e Florida - non vediamo nulla, se non un'umanità meschina (e non) che arranca in un quotidiano contradditorio, dove neri, ispanici e indiani rimangono ancora minoranze anche laddove rappresentano la maggioranza, dove povertà e ignoranza si infiltrano nell'opulenza ostentata di governatori e uomini di potere, dove domina un'ingenuità a tratti fastidiosa e meschina.
Niente campi di cotone, distese sterminate di erba fresca, allevamenti di bestiame sano e opulento. Ma fabbriche cenciose, catapecchie decadenti, chiese inutili di una religione che rende schiavi senza offrire speranze, periferie dominate da grandi centri commerciali frequentati da grassoni morti di fame.
Un incubo a stelle strisce. Di cui il viaggiatore non intravede la fine e rispetto al quale non prende posizione se non la posizione inequivocabile di colui che registra fatti, sebbene con un occhio pregiudiziale.
Che siano operai, impiegati, giornalisti, uomini d'affare, predicatori, capi di stato..., gli uomini che d'Eramo incontra appaiono sempre e solo come miserabili. Non c'è riscatto per nessuno. Tutti sono al contempo vittime e colpevoli, prede e predatori, guardie e ladri.
Uno squallore diffuso intrappola ogni pagina, ogni riga, parola, pensiero.

Eppure si sviluppa una sorta di fascinazione. O forse curiosità morbosa. Verso questo mondo strappato alle paludi e al Grande Fiume, sonnolento e impigrito sotto ai raggi di un sole malato, nato e distrutto dai sogni. Il sogno di uno la morte dell'altro. Dove c'era l'indiano ora c'è il bianco. E dove c'è il bianco c'è il sogno dell'indiano di riscattarsi. Dove non c'era nulla ora c'è il cubano. Scappato da un sogno che è diventato storia. E dove c'è il cubano, c'è il sogno dell'haitiano, del nicaraguense, del colombiano. E poi ci sono i bianchi. Che hanno imposto il loro sogno ai neri. E i neri che a un certo punto hanno provato a imporre il loro sogno ai bianchi ("I've a dream" nasce ad Atlanta nel 1929 e muore a Memphis nel 1968) rimanendo invischiati nel pantano di una vita che, per lo più, non li ha affatto liberati né resi migliori.

Il resoconto corre via veloce, di città in città, di Stato in Stato. Il tono è neutrale. A tratti ironico. Difficilmente polemico. La polemica non occorre. Parlano i fatti. Sino al capitolo intitolato "Alligatori in orbita". Qui c'è un'inversione. Si percepisce un piccolo dolore. Un rimpianto per qualcosa che poteva essere e non è stata. E non sarà mai. L'ultimo capitolo è lirico e intimista. Doloroso.
"Te ne accorgi nell'unico luogo davvero commovente di Cape Canaveral, e cioè la sala di controllo della missione Apollo. Per tutta la notte del 20 luglio 1969, durante la diretta tv del primo sbarco sulla luna, nessuno della mia generazione riuscì a staccare gli occhi da quella sala che appariva il concentrato di tecnologia ultramoderna, letteralmente fantascientifica. Tornandovi oggi, 35 anni dopo, sei colpito da quanto vecchiotti, trabiccolosi, fossero quegli apparati, con telefoni molto grossi e quadrati, schermi macchinosi, consolles primitive. Come guardare un centralino telefonico degli Anni Quaranta dall'alto dei nostri cellulari. Ti rendi conto che i primi manufatti a mostrare le rughe del tempo sono proprio quelli che nel momento in cui appaiono ti sembrano più futuristici. Vedendo gli schermi spenti di quella sala di controllo, ascolti le voce dei fantasmi di un tempo che gridavano eccitati per l'allunaggio, e ti sembra di assistere all'appassirsi non solo del sogno spaziale, ma anche di quello americano."

VIA DAL VENTO
VIAGGIARE NEL PROFONDO SUD DEGLI STATU UNITI
Di Marco D'Eramo
Manifestolibri

lunedì 10 marzo 2008

Messico e nuvole

Giorni così... Di quasi primavera che non riesce a scalzare l'inverno. Giorni di grandi idee e grandi passioni. Giorni di grandi sogni. E grandi libri. Giorni in cui passerei tutto il giorno a leggere. Perché per ogni riga che leggo ce ne sono mille che mi aspettano. Giorni così... e voglio partire. Viaggiare.
Giorni di ultimi viaggi. Marzo di pioggia. Se ci fosse il sole, stordirebbe qualsiasi pensiero e rapirebbe qualsiasi progetto. Tutto diventerebbe chiaro e perderebbe il suo fascino. Ma così, con i libri chiusi e profumati di carta nuova ad aspettarmi sulla cassapnca, riesco a immaginare il grande viaggio dell'estate alle porte. Due alternative. Per una medesima tipologia. Ho voglia di mettermi in strada e partire. Muovermi senza meta tra il mito e il cliché... Già, tra mito e cliché. Nella speranza di riuscire a intravedere, alla fine, la verità. Kerouac diceva qualcosa a proposito delle perle... Delle perle che ogni viaggio racchiude. Anche se la cosa difficile, non è trovarle, ma riuscire a preservarle una volta tornati a casa. É una cosa che non sono capace di fare. Che non sono mai stata capace di fare.
Perché vivo le cose nell'istante. Con l'intensità di un incendio dirompente. E poi svaniscono. O meglio. Non proprio svaniscono. Si consumano piano piano... Fino a che svaniscono. O forse no. Da qualche parte rimangono. Ma dove? O con quale potenza?

I libri che sto attualmente leggendo:
* Via dal Vento di Marco D'Eramo
* Incubo ad aria condizionata di Herny Miller
* Luce d'agosto di William Faulkner
* Stati Uniti Occidentali edizioni Lonley Planet

giovedì 28 febbraio 2008

Tazza di luna

(in risposta alla proposta di Beppe Grillo fatta durante la conferenza di Napoli)

Diciamocelo. L'idea di utilizzare un bicchierino per raccogliere il mestruo da svuotare, sciacquare e riutilizzare all'infinito fino al sopraggiungere della vecchiaia è, nella sua semplicità, UNA GENIALATA.
Non capisco per quale motivo non ci si è pensato prima! Ma certo! Un contenitore vuoto anziché un prodotto assorbente... Era così logico!
La cosa che mi stupisce è che siano stati gli americani, a quanto dice Grillo, a testare per primi questo metodo.
Questo un po' mi lascia perplessa. Perché... dai... dagli americani questo non me lo aspettava, quest'attenzione per l'ambiente... Forse si trattava di americani Amish. Ma non importa. Quello che è è... Tutte le donne, da adesso in poi, sanno come contribuire alla risoluzione del grave problema dell'ambiente. Certo, il contributo è minimo ma, come si dice, che ognuno faccia la sua parte...

Nel frattempo, sull'onda di questa GENIALE proposta, anche io ne avrei qualcuna.

Per esempio: le macchine non servono. Inquinano, la benzina costa un capitale (a proposito, è di ieri la notizia che il prezzo del gasolio abbia toccato il nuovo record storico arrivando a costare 1,3€ al litro... Non male no?) e sono causa di incidenti, stress...
Insomma, propongo, quindi, di tornare all'uso del calesse. E per i mesi invernali, sono ottimi i carri, con copertura di tela per difendersi dalle intemperie...
Certo, i più sportivi potranno utilizzare la bicicletta per andare da un posto all'altro, ma poiché non si può pretendere che tutti siano Bartali... beh, il calesse/carro rappresenta un'ottima soluzione al problema.
Ma sono certa che il Predicatore fosse a Napoli con il suo ecologico, fantastico calesse alato.

O mi sbaglio?
Le alternative ci sono sempre!

Poi, tornando a parlare di pannolini. GENIALE l'idea del ritorno ai pannolini in stoffa per i neonati. Ma poiché questo comporterebbe un massiccio utilizzo di acqua, detersivi ed energia elettrica, miglioreri così la proposta.
Le città possono attrezzarsi con grandi lavatoi e proprio come succedeva in passato, trasformiamo il momento del bucato in un'occasione di scambio e socializzazione. I lavatoi come luoghi di incontro, vere piazze urbane (perché la mancanza di spazi sociali nella città è un altro dei grandi problemi che affligge la nostra civiltà) in cui donne (e uomini dal momento che nel frattempo c'è stato il '68!) di tutte le razze e le estrazioni sociali si ritrovano e, oltre a occuparsi del bucato, possono confrontarsi sui temi caldi del giorno, chiacchierare, discutere. Ci si verrebbe all'alba, prima di andare al lavoro o la sera tardi. Dopo cena. Sarebbe meraviglioso. No?
Ma il punto di forza di questa mia proposta è lo strumento utilizzato per il bucato. Dal momento che detersivi e sapone inquinano (inoltre, il detersivo è contenuto in contenitori in plastica che vanno, poi, smaltiti e che richiedono l'impiego di petrolio per la loro produzione), io allora propongo di utilizzare LA CENERE. La cenere non sporca, sgrassa, non richiede un processo di riciclaggio essendo essa stessa frutto di un riciclaggio. La cenre è il futuro!

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Esiste sempre un'alternativa. C'è sempre qualcosa che possiamo fare per migliorare le condizioni di vita nostre e di chi ci sta intorno. E su questo, siamo tutti d'accordo.
Quello che non tollero è l'ipocrita demagogia di alcuni personaggi che, pure, riscuotono il plauso di tutti. E guai a contraddirli.
Beppe Grillo, per esempio.
Premesso. Non che dica cose stupide o non vere. Anzi.

Sebbene il 90% delle sue prediche siano puro populismo, demagogiche affermazioni finalizzate a ottenere un potere... che se non è politico o economico è sicuramente mediatico, c'è un piccolo 10% di ciò che dice che è utile per scuotere le coscienze, per far riflettere e pensare...

Capisco, quindi, il tono provocatorio. Fa parte del gioco e va bene. Magari dopo il discorso di Grillo molte donne proveranno il misterioso bicchierino (per la cronaca. In Italia la coppetta esiste già. Si chiama Mooncup - Tazza di luna - ed è in vendita sul sito www.bottegadellaluna.it/ al prezzo di 29€). Un piccolo risultato è stato ottenuto. Ma quante di queste donne, poi, parallelamente, si impegneranno a non utilizzare, per esempio, l'automobile per i loro spostamenti? Quante, in ufficio, eviteranno di stampare ogni cosa e riutilizzeranno la carta per i loro appunti? Quante, uscendo a fare la spesa, si muniranno di sacchetto in stoffa anziché servirsi del sacchetto in plastica venduto (perché quei sacchetti si pagano) nei supermercati? Quante, sempre al supermercato, sceglieranno la frutta al banco anziché quella già confezionata nei contenitori in polistirolo?
E la lista potrebbe essere infinita.

Quindi, direi, prima di arrivare a soluzioni estreme (perché, sinceramente, un coppeta di silicone infilata a mo' di tampax mi sembra un po' estremo), perché non intervenire nelle azioni che compiamo ogni giorno e di cui, talvolta, non ci rendiamo neppure conto?

Così, giusto per chiedere...

lunedì 25 febbraio 2008

49 anni e 55 giorni

... Tanto è durato il regno di Fidel Castro. Che passa oggi, ufficialmente, al fratello Raul, già comandante in capo delle forze armate.
Raul ha 76 anni. Non ha affatto il carisma del fratello. E si appresta a governare una nazione che, per lo meno nella sua popolazione più giovane, ne ha abbastanza della Rivoluzione.

Ma Cuba è Cuba. E quando tutto quello che è stato fino a oggi finirà - perché finirà - che ne sarà di Lei e del suo sogno di democrazia? Dei suoi medici che guadagnano meno dei tassisti e non possono allontanarsi dall'isola ma pur sempre medici? Degli ingegneri e degli insegnanti? Dei ragazzi con un elevato livello di istruzione?

Fidel sta morendo. E Raul sembra, appare, un fantoccio.

Tattattataratatara.

Forse riuscirà a trattare con l'Occidente, ovviando in parte agli errori del fratello.
Forse riuscirà a trattare senza, però, mettere all'asta l'isola, vendendola al miglior offerente in cambio di... In cambio di cosa? Perché un popolo può anche essere libero, ma se manca la libertà alla sua Terra, in fondo, che libertà è?

LETTURE CUBANE (in ordine di gradimento)

* A labbra nude - Racconti dell'ultima Cuba
A cura di Danilo Manera
Edizioni Feltrinelli
* Vedi Cuba e poi muori
A cura di Danilo Manera
Edizioni Feltrinelli
* Rumba senza palme né carezze - Racconti di donne cubane
A cura di Danilo Manera
Edizioni Feltrinelli
*Questa notte ho sognato in cubano
Di Cristina Garcia
Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
* Le sorelle Aguero
Di Cristina Garcia
Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
* Cuba Magica - Conversazione con un santero
Di Gordiano Lupi
Edizioni Mursia
* Lista d'attesa
Di Arturo Arango
Fazi Tascabili
* Il re dell'Avana
Di Pedro Juan Gutiérrez
Edizioni e/o
* Trilogia sporca dell'Avana
Di Pedro Juan Gutiérrez
Edizioni e/o
* La vita intera ti ho dato
Di Zoé Valdés
Sperling Narrativa

domenica 24 febbraio 2008

Finally...

La prima parola, la prima riga, la prima pagina... Le più difficili. Le più pensate. Da qui in poi, tutto andrà bene. Tutto sarà naturale. Da qui in poi questa cosa non potrà che evolversi e riempirsi e crescere. Ma questo è il primo post e va pensato bene. Come l'incipit di un romanzo. Le prime scene di un film. L'attacco di un brano.
Qualunque cosa possa succedere dopo, è da qui che tutto ha avuto inizio. Abbandonare vecchi supporti. E ricominciare da qui. Per esibizionismo. Perché, dai, sei troppo out se non ci sei. E per mettermi alla prova. Prove varie.... costanza determinazione coraggio capacità indice di gradimento. E anche quell'idea.
Quel chiodo fisso.
Di cosa parlo? Che cos'ho davvero da dire? Racconto una storia? Scrivo una novella a puntate? Mi butto in politica? Mi trasformo in critica? Do sfogo alle mie frustrazioni?
BOH!
BOH!
BOH!
E allora?
BOH.

Però, FINALLY, alla fine e finalmente, eccomi qui.
ECCOMI QUI!
Qualcosa da dire... beh, qualcosa da dire ce l'avrei anche io!