martedì 18 novembre 2008

Secondo giorno... Alba

Sono le 6.21 e sono sveglia. Ma ho dormito tutta la notte e mi sono svegliata solo perché è suonata la sua sveglia. Sembra un giorno migliore. Nonostante oggi se ne andrà per la prima volta solo da quando stiamo assieme, da 15 anni.
Io non potrò chiamarlo. Sentirlo. Spiarlo. Sarà lontano. Fisicamente, oltre che emotivamente.
Ma io ho una specie di piano. Che non è detto funzioni. Ma sarà un tentativo. E se non funzionerà ne escogiterò un altro. Questo mi permette di sentirmi viva.
Nel frattempo, penserò a me. Cercherò di cambiare lavoro. Cercherò di orientarmi in mezzo al buio. Prima o poi ci si abitua all'oscurità e i contorni delle cose diventano visibili.
La speranza di riprendermelo, intanto, si affievolisce. Il suo sguardo dolce e compassionevole mi ripete continuamente che non c' più amore. Né passione.
Ma come un don Chisciotte impazzito lotterò contro i mulini a vento.

lunedì 17 novembre 2008

Primo giorno... Quasi notte

Si dimentica il male subito? Lui potrà lasciarselo alle spalle e ricominciare? Sto morendo di paura. Oscillo tra realismo e ottimismo. I suoi occhi mi dicono che non c'è alcuna possibilità di recupero. La sua gentilezza di ora mi disorienta. Perché dopo tanto male? Perché solo adesso? Lo ascolto e lo spio. Sono diventata una spia... I'm a spy... in the house of love. Ma di love non ce n'è più. Eppure mi sento una spia. Cerco di carpire segnali. Io che ho sempre saputo cosa fare e cosa dire ora non so più neppure chi sono. Sbaglio davvero io? Sbagliano loro? Il giudizio è veriteriero? E lui non avrà esagerato? Serve cercare una colpa? A questa domanda so rispondere perfettamente. No. Non serve. Non serve più a lui. E non serve a me. Serve cercare un rimedio. E servono queste parole che mi aiutano a non pensare. Scrivere come un flusso di coscienza. Per annullare i pensieri e trasporli sulla carta. Una parola dietro l'altra. I muri si costruiscono. I muri si abbattono. E quello che sembrava eterno non lo è. Mai dire mai. Ha detto lui oggi a un amico. Non parlava di me. Di noi. Ascoltavo immobile sul divano. Spiavo la sua conversazione. Sapevo che lo stavo ascoltando. Mai dire mai era detto per me? La risposta razionale è no. La risposta emotiva è Sì. Fortissimamente sì.
Nel mezzo del cammin di nostra vita... mi sono ritrovata per una selva oscura.... Ma alla fine lui vide le stelle. Dopo l'inferno (questo) e il purgatorio. Poi ci fu il Paradiso. Ma quella è un'altra storia e non riesco a pensarci.
Scrivo velocissimo. Sebbene alla fine i pensieri siano sempre gli stessi che girano impazziti su se stessi. Senza una meta e senza una ragione.
Giorno primo. Quasi notte. Dove dormo stasera? Con lui che per pietà mi tiene la mano? Mi aggrappo alla pietà sapendo che non mi salverà. Non è pietà che bisognerebbe cercare. Ma amore. E amore non ce n'è più...
Io ho sofferto. Sono capace di soffrire. Ma è da troppo tempo che la mia vita scorre via liscia e devo riabituarmi alla tragedia. Quasi notte. La prima notte di una certezza.
Partire dalla certezza: non è più mio.
Partire da un presupposto: lo amo da morire e lo voglio al mio fianco nel mio futuro.
Scrivo per scaramanzia. Perché in passato questo era stato bene. E io mi ero salvata.
Ma il passato è passato e non tornerà. E la situazione di ora non ha nulla a che vedere con quella di un tempo. Ci sono 15 anni in più.
Vecchiaia. Sentirsi come un yogurt che sta per scadere, pregando che qualcuno ti afferri dallo scaffale. Io non prendo mai la merce quasi in scadenza...
Dirlo o non dirlo.
Se lo dico è vero. Se non lo dico fingo.
Serve a qualcosa?
Quello che dice la gente è prezioso. Come un'ancora in mezzo a un mare piatto.
Ma forse dovrei proseguire la navigazione. Aspettare non porterà a nulla. Dormire sul divano. Decisione di adesso. Penso sia giusta.
Non sarebbero tutti d'accordo.
Mi sveglierò mille volte. Cercando ancora un'altra speranza. Rimanendo a fissarlo. Sperando nel sonno di togliergli le idee sbagliate e tenere quelle che vanno bene. Vanno bene per me.
Ho finito le parole. É finito il primo giorno. Con un nulla di fatto. Ancora non vedo chiara la via. Ancora mi crogiolo nel nulla. Lui, invece, sa dove andare e andrà... Andrà senza di me.
Gioco: se riesco a passare con il cancello che sta per chiudersi staremo assieme per sempre.

Primo giorno... Vorrei che fosse un sogno

Vorrei che fosse un sogno. Vorrei svegliarmi e ritrovarlo al mio fianco. Vorrei sentire la sua voce che mi dice "Ti amo". Vorrei dirgli "Ti amo" come non glielo dico da anni. Vorrei essere abbracciata con amore. Vorrei ricambiare l'abbraccio con lo stesso amore. Vorrei che fosse tutto quello che non è: la dura e crudissima realtà. La mia realtà dei prossimi anni. Della prossima vita.
Vorrei aver riletto quelle lettere secoli fa. Le ho conservate come un monito. E me ne sono scordata come se fossero nulla. Andranno perdute. Quando anche lui se ne andrà. Rimangono i ricordi? Forse rimangano. Ma perdono quella forza che hanno quando ancora non sono passato. Ma io le avevo già dimenticate. Nel mio presente perfetto.
Primo giorno di conto alla rovescia da qui alla fine del dolore.
Di cosa ho paura davvero? Di ciò che mi aspetta? Di ciò che non avrò? Di ciò che ho perduto? Devo riuscire a concentrarmi su me stessa.
Devo trovare una via d'uscita.
Avevo tutto. E me lo sono lasciato sfuggire dalle mani. Presuntuosamente. Convinta che a me non sarebbe successo. E ho perso la mia purezza. Nessuno potrà mai più dire: lei non c'entra?
IL dolore lava la colpa? Il fatto di pagare i proprio debiti ci rende più puri?
Di tutto quello che avevo, adesso, mi resta solo questo spazio. Un diario. Iniziato in tempi felici. Quando pensavo che la vita fosse un'altra.
Come vorrei che fosse qui con me.

Primo giorno...

... Non avrebbe dovuto diventare un diario personale. Ma al momento non ho scelta. Questo è il primo giorno. Il primo giorno senza Gae. Il primo giorno, dopo 15 anni, in cui io e lui non apparteniamo più allo stesso mondo. Non ci apparteniamo più.
Mi ha lasciato dopo 15 anni. Non so neppure se ho capito bene cosa ciò significhi e voglia dire. Stanotte rileggevo le lettere che mi ha scritto, a dire il vero, tutte risalenti al primissimo periodo... E mi amava. Mi amava follemente. E ora non c'è più amore per me dentro di lui...
Mi ha detto: "non ce la faccio a rimettermi in gioco con te. Ci ho provato e riprovato. Ma adesso non ce la faccio più. Voglio fare la mia strada".
E io ascoltavo piangendo. Pregando che non fosse vero. Che volesse solo farmi paura. Ma non è così.
Dice che la porta è chiusa. Sbarrata. Gli ho chiesto se spingendola si sarebbe aperta. E mi ha detto di no. Mi ha detto che forse potrei provare a cercare una chiave. Ma non è nemmeno sicuro che ci possa essere una chiave per quella porta.
Dice che non sa bene cosa vuole. Non vuole me.
Sono fredda e gelida. Cerco di ricordare le parole. E cerco di non aggrapparmi a nessuna speranza.
Io ho tre possibilità ora:
1) provare a bussare a quella porta, sperando che ci sia qualcuno ad aprire e che voglia farmi entrare.
2) cercare la chiave (ammesso che che ci sia una chiave) e provare ad aprire da sola la porta.
3) lasciamri la porta alle spalle.

Non so nemmeno da che parte cominciare. E me ne sto dietro alla porta cercando di capire cosa si muove dall'altra parte.
Sto male. Ma il dolore, di solito, ha un suo perché.
Io Gae l'ho già perso (ma forse non lo avevo ancora avuto) in passato. E ritrovato.
Ora l'ho persono dopo 15 anni, dopo 8 di convivenza, dopo una vita assieme...
Da dove devo ripartire? Mi dicono tutti da me stessa.
Ma che significa? Ripartire da me stessa? Da quale punto di me stessa?
Non so nulla. So che non voglio perderlo. E potrei partire da questa unica certezza che mi rimane momento. E poi? Dove vado?
É finita la musica dentro di me. Ho solo una canzone di Vasco che mi continua a tornare nelle mente: La nostra relazione... Che finisce malissimo.

lunedì 21 luglio 2008

A volte la competizione...

Gente competitiva che non riconosce il merito. Che chiude gli occhi per non vedere i trionfi altrui (tuoi miei). Gente che è ridicolo che crei tensioni inutili... Ma da qui me la rido alla grande... Perché per fortuna ci sono realtà in cui le tracce ci sono. E per sempre. Questa è la mia realtà iper-tracciata. Cari miei... benvenuti!

domenica 22 giugno 2008

I'm a geek girl now! Wow


Mesi che non mi faccio sentire... Ma eccomi e solo per segnalare questa fantastica community della quale anche io adesso faccio parte. Grazie a Linda.
http://www.girlgeekdinnersitalia.com/

Assolutamente meravigliosa. Entrare per credere.

domenica 18 maggio 2008

La VITA è SNELLA

Dedicato a Antonio, Emi P. e Silvia...
A volte le persone...

giovedì 15 maggio 2008

Anestesia per il cervello

Io ho un trucco. Un trucco perfettamente funzionante. La miglior droga esistente al mondo per anestetizzare il cervello. Bloccarlo fluttuante in una dimensione fuori dalla realtà. Nessuna droga sortisce il medesimo effetto. Anche perché qualsiasi droga ha lo svantaggio di essere facilmente smascherabile. Il mio sistema non lascia alcuna traccia. Nessuno, davvero nessuno, può rendersi conto di quello che faccio. Anestetizzare il cervello è l'unico modo per non soccombere alle ingiustizie (alle supposte ingiustizie). É l'unico strumento per diventare immortali. E immorali. Uccidere i sentimenti. La paura. La rabbia. Il senso di impotenza. Il dolore atroce. E vivere nel limbo. Un limbo che sembra felicità. Pieno di cose. Mentre la mia vita va malamente a rotoli. Vivere spinti da una continua sensazione di euforia. Adrenalina pura talvolta. Che basta continuare ad alimentare. Chi potrebbe sapere cosa sento e cosa provo? Nessuno sa quello che sono. Questo è un grande vantaggio. Certo, la dose è sempre da riformulare, riadattare. E le sostanze che andavano bene il mese scorso, devono essere sostituite quello successivo. Il rischio di assuefazione è altissimo. Ma è l'unico rischio. Ora. Conosco benissimo le due strade che mi si aprono davanti. E ho scelto quella che apparentemente più semplice. Apparentemente. L'ho scelta per paura dell'altra. Forse, ma questo potrebbe essere il mio desiderio di eroismo, neppure paura per me stessa. Anestetizzare il cervello per non soffrire. Mai. Qualunque cosa mi accada intorno. Andrà tutto bene. Per chi continua a vivere. Io sono morta da tempo. Per questo le cose non andranno più né bene né male. E per questo devo assolutamente trovare un altro meccanismo per anestetizzare il cervello.

domenica 11 maggio 2008

Un Italiano in America

Immagine di Un italiano in America
É il libro che sto attualmente leggendo. Ironico, divertente, sicuramente datato (il resoconto del soggiorno di Severgnini a Washington risale alla metà degli Anni Novanta, mi pare 1995), decisamente scanzonato nel modo di irridere gli americani e gli italiani, Un Italiano in America è una lettura perfetta per chi sta organizzando un viaggio negli States. Ancora più indicato, però, per chi negli Stati Uniti c'è già stato e sta cercando di dare una spiegazione a certe sensazioni, emozioni, pensieri provate/pensati.

Perché per quanto riteniamo che il nostro occhio sul mondo sia originale e unico, c'è sempre qualcuno che prima di noi ha visto con il nostro stesso sguardo, amato con il nostro stesso amore, odiato con la medesima forza e il medesimo ardore. Questo l'insegnamento.
Poi c'è il piacere di scoprire e ritrovarsi in situazioni vissute e interiorizzate, divenute parte di me.
Buona lettura.

Quando un italiano si guarda intorno e si accorge di essere arrivato in America, viene colpito spesso dalla "sindrome russa". I sintomi sono i seguenti: confusione mentale, desiderio di acquistare tutto ciò che vede e generica sensazione di essere sbarcato nel futuro. Non un futuro fantascientifico. Diciamo dieci anni, più che sufficienti per confondere le idee anche del viaggiatore esperto...

Messi di fronte alla novità, in sostanza, ci rendiamo conto che l'America non è l'unica nazione a possedere una natura adolescente. Il fenomeno è universale. Il fatto che in Europa evitiamo certi comportamenti, non prova che siamo più seri. Prova, invece, che non siamo capaci d'inventare giochi altrettanto divertenti...

Questo paese... non ci attira soltanto per i suoi aspetti insoliti, ma anche per i suoi tratti comuni. Per amare gli Stati Uniti non basta apprezzarne gli scenari naturali o le meraviglie architettoniche. Occorre, in più, un particolare gusto per l'ovvio e, occasionalmente, per l'orrido. É la prevedibilità dell'America, in altre parole, di cui presto non riuasciamo a fare a meno...

Un libretto degli assegni provvisorio viene consegnato immediatamente. La scelta del modello definitivo avviene su catalogo. Esiste un modello classico, quello finto-antico e quello con Gatto Silvestro sul fondo di ogni assegno. Mia moglie, naturalmente, sceglie Gatto Silvestro. Questo, direi, è stato il modello più duro della giornata... (diciamo che sicuramente anche io avrei scelto Gatto Silvestro)

UN ITALIANO IN AMERICA
Di Beppe Severgnini
Edizioni BUR
Costo 8,20€

venerdì 2 maggio 2008

Non togliete le dichiarazione dei redditi dalla rete!

Un atto di grande civiltà mettere in rete le dichiarazioni dei redditi degli italiani. Dichiarazioni dei redditi che, per quanto frettolosamente tolte dal Garante per la Privacy (ma quale Privacy? Non dovrebbero, forse, essere lo specchio del nostro stile di vita? Ovvio, se non si nascondono scheletri nell'armadio per cui possediamo una casa al mare nella zona più in d'Italia, abitiamo in via Stampa a Milano, possediamo un'azienda e dichiariamo 17.000euro l'anno... poco più dei dipendenti che lavorano nella stessa azienda! Cose che possono succedere solo in questo paese di merda)... Dicevo, dichiarazioni dei redditi che, grazie ai maghi della rete, ora stanno circolando liberamente nel web... Per soddisfare la curiosità di tutti...
Chissà come mai, io che lavoro con contratto a tempo indeterminato 8 ore al giorno e non possiedo case, auto, proprietà, ricchezze nascoste..., beh, chissà come mai io personalmente non sento che la mia privacy è stata violata... Nel 2005 la mia dichiarazione dei redditi era di 11mila euro (6.000euro in meno della mia capa azionista. Possibile?). Quest'anno sarà di 22mila euro... Un bel salto in avanti, direi...