giovedì 15 maggio 2008

Anestesia per il cervello

Io ho un trucco. Un trucco perfettamente funzionante. La miglior droga esistente al mondo per anestetizzare il cervello. Bloccarlo fluttuante in una dimensione fuori dalla realtà. Nessuna droga sortisce il medesimo effetto. Anche perché qualsiasi droga ha lo svantaggio di essere facilmente smascherabile. Il mio sistema non lascia alcuna traccia. Nessuno, davvero nessuno, può rendersi conto di quello che faccio. Anestetizzare il cervello è l'unico modo per non soccombere alle ingiustizie (alle supposte ingiustizie). É l'unico strumento per diventare immortali. E immorali. Uccidere i sentimenti. La paura. La rabbia. Il senso di impotenza. Il dolore atroce. E vivere nel limbo. Un limbo che sembra felicità. Pieno di cose. Mentre la mia vita va malamente a rotoli. Vivere spinti da una continua sensazione di euforia. Adrenalina pura talvolta. Che basta continuare ad alimentare. Chi potrebbe sapere cosa sento e cosa provo? Nessuno sa quello che sono. Questo è un grande vantaggio. Certo, la dose è sempre da riformulare, riadattare. E le sostanze che andavano bene il mese scorso, devono essere sostituite quello successivo. Il rischio di assuefazione è altissimo. Ma è l'unico rischio. Ora. Conosco benissimo le due strade che mi si aprono davanti. E ho scelto quella che apparentemente più semplice. Apparentemente. L'ho scelta per paura dell'altra. Forse, ma questo potrebbe essere il mio desiderio di eroismo, neppure paura per me stessa. Anestetizzare il cervello per non soffrire. Mai. Qualunque cosa mi accada intorno. Andrà tutto bene. Per chi continua a vivere. Io sono morta da tempo. Per questo le cose non andranno più né bene né male. E per questo devo assolutamente trovare un altro meccanismo per anestetizzare il cervello.

domenica 11 maggio 2008

Un Italiano in America

Immagine di Un italiano in America
É il libro che sto attualmente leggendo. Ironico, divertente, sicuramente datato (il resoconto del soggiorno di Severgnini a Washington risale alla metà degli Anni Novanta, mi pare 1995), decisamente scanzonato nel modo di irridere gli americani e gli italiani, Un Italiano in America è una lettura perfetta per chi sta organizzando un viaggio negli States. Ancora più indicato, però, per chi negli Stati Uniti c'è già stato e sta cercando di dare una spiegazione a certe sensazioni, emozioni, pensieri provate/pensati.

Perché per quanto riteniamo che il nostro occhio sul mondo sia originale e unico, c'è sempre qualcuno che prima di noi ha visto con il nostro stesso sguardo, amato con il nostro stesso amore, odiato con la medesima forza e il medesimo ardore. Questo l'insegnamento.
Poi c'è il piacere di scoprire e ritrovarsi in situazioni vissute e interiorizzate, divenute parte di me.
Buona lettura.

Quando un italiano si guarda intorno e si accorge di essere arrivato in America, viene colpito spesso dalla "sindrome russa". I sintomi sono i seguenti: confusione mentale, desiderio di acquistare tutto ciò che vede e generica sensazione di essere sbarcato nel futuro. Non un futuro fantascientifico. Diciamo dieci anni, più che sufficienti per confondere le idee anche del viaggiatore esperto...

Messi di fronte alla novità, in sostanza, ci rendiamo conto che l'America non è l'unica nazione a possedere una natura adolescente. Il fenomeno è universale. Il fatto che in Europa evitiamo certi comportamenti, non prova che siamo più seri. Prova, invece, che non siamo capaci d'inventare giochi altrettanto divertenti...

Questo paese... non ci attira soltanto per i suoi aspetti insoliti, ma anche per i suoi tratti comuni. Per amare gli Stati Uniti non basta apprezzarne gli scenari naturali o le meraviglie architettoniche. Occorre, in più, un particolare gusto per l'ovvio e, occasionalmente, per l'orrido. É la prevedibilità dell'America, in altre parole, di cui presto non riuasciamo a fare a meno...

Un libretto degli assegni provvisorio viene consegnato immediatamente. La scelta del modello definitivo avviene su catalogo. Esiste un modello classico, quello finto-antico e quello con Gatto Silvestro sul fondo di ogni assegno. Mia moglie, naturalmente, sceglie Gatto Silvestro. Questo, direi, è stato il modello più duro della giornata... (diciamo che sicuramente anche io avrei scelto Gatto Silvestro)

UN ITALIANO IN AMERICA
Di Beppe Severgnini
Edizioni BUR
Costo 8,20€

venerdì 2 maggio 2008

Non togliete le dichiarazione dei redditi dalla rete!

Un atto di grande civiltà mettere in rete le dichiarazioni dei redditi degli italiani. Dichiarazioni dei redditi che, per quanto frettolosamente tolte dal Garante per la Privacy (ma quale Privacy? Non dovrebbero, forse, essere lo specchio del nostro stile di vita? Ovvio, se non si nascondono scheletri nell'armadio per cui possediamo una casa al mare nella zona più in d'Italia, abitiamo in via Stampa a Milano, possediamo un'azienda e dichiariamo 17.000euro l'anno... poco più dei dipendenti che lavorano nella stessa azienda! Cose che possono succedere solo in questo paese di merda)... Dicevo, dichiarazioni dei redditi che, grazie ai maghi della rete, ora stanno circolando liberamente nel web... Per soddisfare la curiosità di tutti...
Chissà come mai, io che lavoro con contratto a tempo indeterminato 8 ore al giorno e non possiedo case, auto, proprietà, ricchezze nascoste..., beh, chissà come mai io personalmente non sento che la mia privacy è stata violata... Nel 2005 la mia dichiarazione dei redditi era di 11mila euro (6.000euro in meno della mia capa azionista. Possibile?). Quest'anno sarà di 22mila euro... Un bel salto in avanti, direi...

lunedì 28 aprile 2008

... anche Roma...

è in mano ai fascisti... E' caduta miseramente. Sconfitta da un'informazione sbagliata. O forse no. Sconfitta soltanto. E quando si perde non esistono giustificazioni. Perduta Roma, l'Italia è adesso in mano loro. Come in una partita di Risiko. Hanno vinto su tutti i fronti... Come in una partita di Risiko. Da questo momento in poi, qualunque cosa succeda, la responsabilità sarà loro e soltanto loro. Se lo ricordino bene gli italiani fascisti e razzisti che hanno consegnato questo Paese, completamente, nelle mani di Nani, lacché e tagliagole arroganti.

Ok. É giunto il momento dei commenti

Prima considerazione (a distanza di due settimane dal voto): ho votato PD ed è stata la più grande fesseria che potessi fare. Ho votato per un partito nato senza coraggio e senza fantasia che avrebbe dovuto essere la risposta alle destre e che, invece, in fondo, non appare molto diverso da una certa destra (e da tutti i cattolici uniti d'Italia). Ho votato PD perché il mio voto è stato rubato da falsi sondaggi fatti circolare senza criterio. Ho votato PD... E il mio voto, come quello di tanti che si sono lasciati ingannare come me, ha significato soltanto la morte della Sinistra in Italia. Bell'affare!

Seconda considerazione: la Sinistra in Italia non esiste più. Ma la domanda è: avevamo davvero bisogno di questa Sinistra? Personalmente e sinceramente io no. Sebbene il PRC sia stato il mio partito di riferimento sin da quando avevo 18 anni. Ma no. Una sinistra capace solo e soltanto di scendere in piazza in modo folle e indiscriminato e che in Parlamento non è mai riuscita a ottenere nulla (a cosa è servita, per esempio, la manifestazione di Vicenza?). Una Sinistra che dice no senza proporre soluzioni alternative... Una Sinistra che ha costruito il suo programma su una retorica ottocentesca fatta di classe operaia e padroni, lotta di classe (lotta di classe????), scioperi e sindacati... Una Sinistra lontanissima dal presente totalmente proiettata (???) a guardare nostalgicamente al passato... Una Sinistra così, per il popolo di Sinistra, è meglio perderla che trovarla.
Eppure, mi chiedo, cosa significa essere di Sinistra oggi? Io, con la mia faccia e le mie idee, cosa voglio dalla Sinistra?

Terza considerazione: gli italiani, per quanto possano negarlo e trovare delle giustificazioni alle loro scelte, sono fondamentalmente razzisti. Ciò che non ci ha resi in passato, se non in minima parte, responsabili di scempi e stermini, è solo un innato senso di ignavia... La nostra supposta, sbandierata e fasulla tolleranza, non è altro che indolenza. Non siamo contrari alle espulsioni di massa e ai massacri. Semplicemente siamo troppo pigri per sporcarci le mani. E speriamo che qualcuno possa farlo per noi. Ecco perché il successo inspiegabile della Lega.

Quarta considerazione: Silvio Berlusconi è il degno rappresentante di questo popolo. Meschino nel suo pragmatismo. Arrogante nel suo sorriso a 57 denti. Divertente nella sua ignoranza. Amichevole nella sua tracotanza. Come coloro che lo hanno eletto, infatti, Silvio Berlusconi è impegnato a salvaguardare il suo piccolo orticello. Come coloro che lo hanno eletto, ritiene che sia meglio un uovo oggi che la gallina domani. Come coloro che lo hanno eletto, pensa di essere vittima di un Sistema e che da questo Sistema ci si debba difendere costi quel che costi. Con qualsiasi mezzo e strumento. Lecito e non.

Quinta considerazione: perché i proprietari di case non dovrebbero pagare l'ICI? Perché la tassa dell'ICI dovrebbe essere spammata da Comuni su tutti, proprietari e non, sottoforma di altre tasse?

Sesta considerazione: perché a un sondaggio da me messo on line sul sito www.bambinopoli.it l'80% delle mamme ha risposto che il Bonus Bebé è un aiuto concreto per le famiglie?

lunedì 31 marzo 2008

mercoledì 19 marzo 2008

Una giornata così...

Ossia quando una canzone condiziona umore e giornata...

domenica 16 marzo 2008

Alligatori in orbita

Considerazioni sul libro Via dal Vento di Marco d'Eramo

É il resoconto del viaggio di Marco d'Eramo negli Stati del Deep South, il profondo Sud americano, razzista, segregazionista e, nonostante questo, apparentemente proiettato verso il futuro e il progresso economico, sociale e tecnologico.
Un viaggio verso il profondo, quindi, che non ha nulla di edulcorante o edificante; un viaggio che dalla superficie dell'apparenza cerca di raggiungere la verità del fondo, o parte della verità che origina la realtà.

Nessun vezzo descrittivo. Degli Stati attreversati - South Carolina, Georgia, Tennessee, Alabama, Texas e Florida - non vediamo nulla, se non un'umanità meschina (e non) che arranca in un quotidiano contradditorio, dove neri, ispanici e indiani rimangono ancora minoranze anche laddove rappresentano la maggioranza, dove povertà e ignoranza si infiltrano nell'opulenza ostentata di governatori e uomini di potere, dove domina un'ingenuità a tratti fastidiosa e meschina.
Niente campi di cotone, distese sterminate di erba fresca, allevamenti di bestiame sano e opulento. Ma fabbriche cenciose, catapecchie decadenti, chiese inutili di una religione che rende schiavi senza offrire speranze, periferie dominate da grandi centri commerciali frequentati da grassoni morti di fame.
Un incubo a stelle strisce. Di cui il viaggiatore non intravede la fine e rispetto al quale non prende posizione se non la posizione inequivocabile di colui che registra fatti, sebbene con un occhio pregiudiziale.
Che siano operai, impiegati, giornalisti, uomini d'affare, predicatori, capi di stato..., gli uomini che d'Eramo incontra appaiono sempre e solo come miserabili. Non c'è riscatto per nessuno. Tutti sono al contempo vittime e colpevoli, prede e predatori, guardie e ladri.
Uno squallore diffuso intrappola ogni pagina, ogni riga, parola, pensiero.

Eppure si sviluppa una sorta di fascinazione. O forse curiosità morbosa. Verso questo mondo strappato alle paludi e al Grande Fiume, sonnolento e impigrito sotto ai raggi di un sole malato, nato e distrutto dai sogni. Il sogno di uno la morte dell'altro. Dove c'era l'indiano ora c'è il bianco. E dove c'è il bianco c'è il sogno dell'indiano di riscattarsi. Dove non c'era nulla ora c'è il cubano. Scappato da un sogno che è diventato storia. E dove c'è il cubano, c'è il sogno dell'haitiano, del nicaraguense, del colombiano. E poi ci sono i bianchi. Che hanno imposto il loro sogno ai neri. E i neri che a un certo punto hanno provato a imporre il loro sogno ai bianchi ("I've a dream" nasce ad Atlanta nel 1929 e muore a Memphis nel 1968) rimanendo invischiati nel pantano di una vita che, per lo più, non li ha affatto liberati né resi migliori.

Il resoconto corre via veloce, di città in città, di Stato in Stato. Il tono è neutrale. A tratti ironico. Difficilmente polemico. La polemica non occorre. Parlano i fatti. Sino al capitolo intitolato "Alligatori in orbita". Qui c'è un'inversione. Si percepisce un piccolo dolore. Un rimpianto per qualcosa che poteva essere e non è stata. E non sarà mai. L'ultimo capitolo è lirico e intimista. Doloroso.
"Te ne accorgi nell'unico luogo davvero commovente di Cape Canaveral, e cioè la sala di controllo della missione Apollo. Per tutta la notte del 20 luglio 1969, durante la diretta tv del primo sbarco sulla luna, nessuno della mia generazione riuscì a staccare gli occhi da quella sala che appariva il concentrato di tecnologia ultramoderna, letteralmente fantascientifica. Tornandovi oggi, 35 anni dopo, sei colpito da quanto vecchiotti, trabiccolosi, fossero quegli apparati, con telefoni molto grossi e quadrati, schermi macchinosi, consolles primitive. Come guardare un centralino telefonico degli Anni Quaranta dall'alto dei nostri cellulari. Ti rendi conto che i primi manufatti a mostrare le rughe del tempo sono proprio quelli che nel momento in cui appaiono ti sembrano più futuristici. Vedendo gli schermi spenti di quella sala di controllo, ascolti le voce dei fantasmi di un tempo che gridavano eccitati per l'allunaggio, e ti sembra di assistere all'appassirsi non solo del sogno spaziale, ma anche di quello americano."

VIA DAL VENTO
VIAGGIARE NEL PROFONDO SUD DEGLI STATU UNITI
Di Marco D'Eramo
Manifestolibri

lunedì 10 marzo 2008

Messico e nuvole

Giorni così... Di quasi primavera che non riesce a scalzare l'inverno. Giorni di grandi idee e grandi passioni. Giorni di grandi sogni. E grandi libri. Giorni in cui passerei tutto il giorno a leggere. Perché per ogni riga che leggo ce ne sono mille che mi aspettano. Giorni così... e voglio partire. Viaggiare.
Giorni di ultimi viaggi. Marzo di pioggia. Se ci fosse il sole, stordirebbe qualsiasi pensiero e rapirebbe qualsiasi progetto. Tutto diventerebbe chiaro e perderebbe il suo fascino. Ma così, con i libri chiusi e profumati di carta nuova ad aspettarmi sulla cassapnca, riesco a immaginare il grande viaggio dell'estate alle porte. Due alternative. Per una medesima tipologia. Ho voglia di mettermi in strada e partire. Muovermi senza meta tra il mito e il cliché... Già, tra mito e cliché. Nella speranza di riuscire a intravedere, alla fine, la verità. Kerouac diceva qualcosa a proposito delle perle... Delle perle che ogni viaggio racchiude. Anche se la cosa difficile, non è trovarle, ma riuscire a preservarle una volta tornati a casa. É una cosa che non sono capace di fare. Che non sono mai stata capace di fare.
Perché vivo le cose nell'istante. Con l'intensità di un incendio dirompente. E poi svaniscono. O meglio. Non proprio svaniscono. Si consumano piano piano... Fino a che svaniscono. O forse no. Da qualche parte rimangono. Ma dove? O con quale potenza?

I libri che sto attualmente leggendo:
* Via dal Vento di Marco D'Eramo
* Incubo ad aria condizionata di Herny Miller
* Luce d'agosto di William Faulkner
* Stati Uniti Occidentali edizioni Lonley Planet